Il migrante è il miglior testimone e il miglior interprete dei nostri tempi

Il 2018 è stato proclamato l’anno europeo del patrimonio culturale esplicitamente orientato a celebrare la diversità e la ricchezza che essa produce. Tra i suoi obiettivi c’è quello di promuovere la diversità culturale, il dialogo interculturale e la coesione sociale. Proprio in quest’anno 2018 e in questo spirito, proponiamo di lanciare a Rende la prima edizione del Festival delle Culture Intrecciate.

Il progetto del festival in oggetto parte da due constatazioni di fatto.

È noto che l’Europa e l’Italia registrano almeno da un paio di decenni un’intensificazione crescente di fenomeni immigratori (le diaspore!) senza precedenti nell’epoca moderna.
È un dato di fatto, anche se per il momento meno palese, che gli immigrati e soprattutto i figli di immigrati, stanno creando una nuova cultura, frutto di ibridazione tra la cultura di provenienza e quella dell’accoglienza, spesso attraverso matrimoni “misti”. E che questa nuova cultura esprime una vasta e vivacissima produzione letteraria, teatrale, cinematografica, musicale, gastronomica.

Il festival che proponiamo, il primo in Italia che esplora esplicitamente l’intreccio, vuole far conoscere qualche scorcio di questa nuova cultura – letterario, musicale e cinematografico. Ha anche l’ambizione di lanciare una riflessione sull’ibridazione come produttrice di novità.

La città di Rende (Cosenza) è particolarmente adatta a ospitare un tale evento: una città media, con metà della popolazione composta dalla comunità universitaria, di svariata provenienza spesso internazionale. L’altra metà sono in maggioranza rendesi d’adozione, immigrati da tutta la regione, mentre i rendesi DOC sono una piccola minoranza. Di conseguenza, è una città aperta che ha in corso la formazione di una nuova identità: una città non timorosa del diverso, capace di accogliere le ragioni dell’altro e curiosa dei caratteri delle culture altrui.

Il festival si propone tuttavia con una valenza culturale più generale. In Italia, come praticamente in tutta l’Europa, il paradigma culturale identitario – per quanto di recente costruzione – è molto forte. Di conseguenza, il passaggio al paradigma della

differenza incontra resistenze, perché la mescolanza tra le culture è spesso percepita e rappresentata come una minaccia all’identità europea.

La riflessione sulla questione identitaria ha una lunga tradizione nei paesi fondati sull’immigrazione, in particolare negli Stati Uniti d’America. Da una parte, l’identità – nazionale, etnica, religiosa, razziale o sessuale – è lì ritenuta una questione di scelta personale, perciò flessibile. Secondo la famosa tesi del melting pot, un immigrato, italiano all’arrivo, diventa italo-americano durante il processo di assimilazione, e infine, diventa americano. Da un’altra parte, l’identità con il trattino – come tra “italo” e “americano”– è largamente diffusa e considerata non come uno stato temporaneo e transitorio, ma come una specifica e stabile cultura. La famosa hyphenated culture, cultura con il trattino, è da tempo considerata una cultura vera e propria, non divisa tra due dimensioni interne – l’essere “culturalmente” italiana e “politicamente” americana – ma come unione culturale e politica di tratti italo-americani.

La nuova cultura hyphenated in Italia è denotata con vari nomi, con enfasi varianti. Nata negli interstizi e nelle liminalità, ispirata da biografie complesse e intrecciate, la nuova cultura è chiamata meticcia, ibrida, mescolata, migrante, nomade, diasporica. Sempre più raramente si parla ormai di “culture a confronto” e di multiculturalismo, ad affiorare sempre di più è invece il concetto di intercultura, di contaminazione, di plurivocità culturale. Per questo festival abbiamo scelto la parola intreccio, per il gusto di individuare i fili che formano le diverse espressioni culturali che ospiteremo.

Uno scrittore cinese naturalizzato francese, Gao Xingjian, premio Nobel per la letteratura, afferma: “in me le due culture convivono senza fratture”. È davvero così armoniosa la transizione? Nell’ambito del festival, ne parleranno scrittrici e scrittori omeoglotti. Ce lo faranno vedere registi e produttori di documentari, cortometraggi e lungometraggi. Ce lo faranno sentire i musicisti.

Un festival piccolo per cominciare, nella speranza che colga un fenomeno in itinere e che diventi un’occasione annuale e una piattaforma anche per giovani artisti. Che produca, quindi, occasioni nuove.

ore 17:00 › Museo del Presente

Inaugurazione Festival

Incontro letterario
Percorsi Di Versi
con Anna Belozorovitch

 

ore 21:00 › Cinema Santa Chiara (Centro Storico)

Proiezione del documentario

Blaxploitalian, 100 years of blackness in Italian cinema
incontro con il regista Fred Kuwornu

ore 16:30 › Museo Civico (Centro Storico)

Pièce teatrale
Regina di fiori e di perle
di e con Gabriella Ghermandi

 

ore 19:00 › Cinema Santa Chiara (Centro Storico)

Proiezione del film
Per un figlio
incontro con il regista Suranga Deshapriya Katugampala

 

ore 22:00 › Piazza Unità d’Italia (Commenda)

concerto
Raphael & band
Mujina Crew

ore 18:30 › Museo del Presente

Tavola rotonda conclusiva

 

ore 22:00 › Piazza Unità d’Italia (Commenda)

concerto
Tommy Kuti

Anna Belozorovitch

Fred Kuwornu

Gabriella Ghermandi

Suranga Deshapriya
Katugampala

Raphael

Tommy Kuti

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